E il lago ebbe il suo nume - Alessandro Fioravanti (1917 - 2013)

Con lui scompare uno dei più autorevoli ricercatori nel campo dell'archeologia subacquea. Le motivazioni  del Premio Tridente d’Oro del 1968 di Ustica, dove creò l’unico itinerario archeologico  subacqueo del mondo, e dell’HDS Italia Award che gli fu conferìto nel 1998.

Ricordo, delle tante immersioni fatte insieme, soprattutto una a Ustica. Qui, tra il 1989 e il '90,  insieme a Edoardo Riccardi l'ingegner Alessandro Fioravanti aveva ideato (ma, soprattutto, realizzato) l'Itinerario Archeologico Subacqueo:  un’attrazione formidabile per i turisti - e non solo - frutto anche di una proposta che io ebbi occasione di avanzare al Ministro della Marina Mercantile dell'epoca - Scotti, mi pare – “ visto che mancano i soldi per di più per recuperare dalle profondità marine, lacustri e fluviali tracce importanti del passato rinvenute casualmente o nel corso di campagne di ricerca archeologica, i reperti antichi lasciamoli lì, dove e come li abbiamo trovati,. E, in attesa di una sempre auspicabile collocazione museale, mettiamoli a disposizione per lo meno di subacquei, vale a dire di coloro i quali sono in grado, con un autorespiratore sulle spalle, di visitare il museo sommerso”

Sui fondali rocciosi dell'isola ch'è ‘Capitale dei sub', giacevano e gíacciono, come e più di tanti altri posti in Mediterraneo, innumerevoli tracce d'epoche storiche e mitiche, relitti e reperti. Alessandro Fioravanti volle che anfore e ancore sommerse restassero dov'erano e com'erano, appena ripulite, liberate dai viluppi d'alghe e dalle incrostazioni più tenaci, e spiegate ai visitatori per mezzo di una targhetta di metallo con su erano incise tutte le notizie concernenti ogni singolo ‘pezzo da museo’; proprio come  in un museo, solo che non c’era una vetrina, non c’era un custode a proteggere i reperti, bensì la profondità del mare e le guide autorizzate del Comune di Ustica che avrebbero accompagnato i visitatori – maschera, pinne, bombola d’aria compressa sulla schiena ed erogatore in bocca – lungo l’itinerario segnato da fili d’Arianna  rossi o blu o gialli di questa raccolta subacquea unica al mondo. C’erano, c'erano state, finché lo straordinario parco archeologico aveva funzionato. Poi era sopravvenuta la crisi di Ustica, per ragioni politiche e amministrative (la scomparsa degli enti provinciali per il turismo, ad esempio) e si era lasciato il  mare libero di riprendersi tutto.  E il mare, si sa, fa alla svelta se gli si presenta un'occasione come questa. 

Dicevo delle immersioni. Che fatte con Alessandro Fioravanti,  la prima volta provocavano un moto di sorpresa: proprio lui, ingegnere, che sovverte le leggi della fisica. Perché Fioravanti era da sempre magro come un chiodo, ascetico. Ma era dotato, per così dire, di una spinta di galleggiamento naturale che lo obbligava (benché sciaguattasse nella muta di neoprene) a mettere in cintura almeno quindici chilogrammi di piombo come zavorra: sennò non c ‘era verso di farlo affondare. 

Nel suo lago di Bolsena, d’acqua dolce che sostiene meno dell’acqua salata, di peso per andar giù gliene occorreva soltanto un poco di meno. A Bolsena, provincia di Viterbo, città insigne omonima del lago, Fioravanti c’era nato, il 16 luglio 1917. E non l’aveva mai abbandonata, anche se andava in giro per l’Italia e per il mondo, e ne ha fatto il suo “buen retiro” quando è potuto andare in pensione: per poter continuare a fare quel che ha sempre fatto, a prescindere dal ‘lavoro’, ch’è un’altra cosa. 

Martedì 9 gennaio 2013, alle ore 11,30 circa Alessandro Fioravanti – che il 16 luglio avrebbe compiuto 96 anni  - “serenamente e dolcemente ci ha lasciato  ed ha chiuso gli occhi per sempre”, Con lui scompare uno dei più autorevoli ricercatori nel campo dell'archeologia subacquea. 

Nel 1942, a 25 anni, Alessandro Fioravanti è arruolato come sottotenente  di complemento del Genio e spedito sul Don, sul fronte russo,a fare la guerra. È ferito due volte, torna a casa e nel 1945 si laurea in ingegneria mineraria. Negli anni Cinquanta è tra i pionieri della ‘pesca subacquea’, come si chiamavano all’epoca tutte le attività sottomarine.. Al mare preferiva il lago, il suo lago, non infilzava coregoni e carpe, equivalenti dolci di orate e cernie, ma cercava. Cercava e trovava segni ine­quivocabili dei passato re­moto della sua terra e della sua gente. Così, nel 1959 scopre nei fondali del lago di  Bolsena un grande insedia­mento palafitticolo dell'Età del Ferro. Lo trova per intuito, seguendo due solchi profondi e paralleli, prodotti evidentemente dalle ruote d’un carro, che dalla sponda s’inoltrano verso il centro del lago. Chiama dunque l’insediamento “Gran Carro”, anche per assonanza con la località – Grancaro - punto d’immersione in grado di offrire notevoli soddisfazioni agli esploratori di quelle profondità lacustri. Nel 1960  Fioravanti fonda l’Unione Archeologica dell’Etruria (poi Gruppo Archeologico Romano) insieme a Lodovico Magrini, Ferdinando Barbaranelli e Luigi Fabbri. Quello stesso anno è : nominato Ispettore onorario per i monumenti e le belle arti della provincia di Viterbo ed  esegue il primo rilevamento topografico di dettaglio completo delle catacombe della cattedrale di S. Cristina. 

Nel 1961  fa lo stesso per l’antica Volsinii, integrando i rilevamenti con la fotointerpretazione aerea, e nel 1962 comunica i risultati al VI Convegno dell’Istituto di Studi Etruschi e Italici.

 Fonda la rivista “Archeologia” insieme a Ludovico Magrini. Dal 1962 per vent’anni di fila, è “Esperto della Cassa per il Mezzogiorno” nel settore restauri monumentali, scavi archeologici e musei: alla sua personale iniziativa si devono gli scavi di Sibari e il museo Vulcanologico di Lipari. Nel 1965  per primo al mondo applica il metodo della “trilaterazione” nel rilevamento topografico subacqueo.

Gli anni 60 vedono attribuire all'ingegner Fioravanti i primi riconoscimenti internazionali. Tanto per chiarire con quale spirito e con quale rigore scientifico Alessandro si muove nel suo campo di ricerca, nel 1965 riceve l'attestato di aver seguito con profitto il quinto corso di foto interpretazione aerea seguito presso la Scuola di Aerocooperazione di Guidonia. Nel 1968 il premio Tridente d'oro conferitogli  dalla Rassegna Internazionale delle Attività Subacquee di Ustica per la sezione scientifica per “gli importanti scavi archeologici che hanno portato alla scoperta della città villanoviana sommersa nel lago di Bolsena"; nel 1966 il Testimonium  studiorum del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana di Roma ; nel 1969 la medaglia d'argento del presidente della Repubblica perché nella sua veste di ispettore onorario per le opere d'arte del Comune di Bolsena ha dato "un efficacissimo contributo alla soprintendenza nell'interesse della tutela ambientale e monumentale della zona".

Non si contano (ma lui li conta e cataloga pazientemente) iscrizioni  onorarie ai circoli subacquei che si contendono la presenza dell'ingegner Fioravanti tra i propri soci illustri. Nel 1998 tocca alla HDS-Italia iscrivere Fioravanti tra i propri soci onorari dopo avere conferito l’award di quell'anno a lui che è "uno dei grandi iniziatori della ricerca archeologica subacquea, il cui nome è legato alla scoperta di numerosi siti, primo fra tutti quello che alla fine degli anni 50 portò alla luce, nel lago di Bolsena, un grande insediamento palafitticolo dell'età del ferro, ed alla perfezione delle nuove tecniche di rilevamento topografico iconografico subacqueo".  Nel 2004 gli è conferito il premio Rodolfo  Faina con la seguente motivazione: "Alessandro Fioravanti nella sua qualità di ingegnere archeologo, non è soltanto il promotore e l'organizzatore del museo di Bolsena, lo scopritore dell'insediamento arcaico del Gran Carro, nonché delle due piroghe monoxili  che ci riportano all'alba dei tempi: Fioravanti è prima di tutto il nume tutelare del lago, colui che fin dalla metà della dello scorso secolo ha guidato le più impegnative, importanti - e talvolta aspre battaglie - sia come tesoro naturale turistico, sia come bacino naturale ricco di storia, tradizioni, prospettive di sviluppo. Se oggi il lago di Bolsena gode di buona salute e può contare per il futuro su solide garanzie di salvaguardia lo si deve in gran parte ad Alessandro Fioravanti".

In effetti l'ingegnere riesce collocare il suo lago al centro di uno straordinario interesse mediatico: escono articoli che parlano delle sue ricerche perfino sul mensile americano “Play Boy”. L'archeologia ufficiale a malapena tollera l'attività di Alessandro Fioravanti. Perché, in quanto ingegnere, il nome non può essere archeologo ufficiale. Ne consegue qualche polemica. Come tante altre che periodicamente scoppiavano tra i professionisti dell'archeologia e i subacquei amatoriali che l'incontro casuale durante l'immersione con testimonianze del passato più remoto trasformava – ipso facto - in archeologi subacquei. Nell'introduzione al suo libro “Archaeology under water” il grande archeologo americano George F. Bass scrisse: «l'archeologia sott'acqua, certo, dovrebbe essere chiamata semplicemente archeologia. E non parliamo di quelli che lavorano in cima al Nimrud Dagh in Turchia come di archeologi da montagna, né di quelli che lavorano a Tikal, in Guatemala, come di archeologi da giungla essi sono tutte persone che cercano risposte alle domande sul passato dell'uomo.»

Incontrovertibile. Ma non si può prescindere dalla straordinaria popolarità dell’attività subacquea in generale, che è, sì, diffusissima in Italia, praticata da decine di migliaia di appassionati e tuttavia considerata un’attività ludica riservata a un'èlite di dotati della capacità di respirare sott'acqua. La conseguenza di questo stato di cose è che le immagini di Fioravanti e dei suoi accoliti abbigliati con mute azzurre di neoprene, gli occhi protetti da una maschera, le pinne, l'autorespiratore, gli utensili da adoperare immersione, sono molto più intriganti di quelle che, per esempio, ritraggono un “ archeologo da deserto" (direbbe Bass) intento a scavare nei pressi delle piramidi d'Egitto.

Fioravanti voleva che tutti noi, i suoi amici, prendessimo parte alle sue avventurose spedizioni sul fondo del lago. Perché la cosa più importante era che fossimo quanti più era possibile a godere dei piaceri dell’immersione e a condividere le grandi gioie della scoperta. A testimoniare questo entusiasmo sono rimaste le pubblicazioni che Alessandro ha curato personalmente: “Quando l'archeologia subacquea era tutta da inventare”, “ Giornalisti e subacquei nel lago di Bolsena”, “ C'ero anch'io”: il titolo più icastico per quelle che erano “quasi una rassegna stampa”, una raccolta di florilegi, un’antologia di scritti ispirati al lago e all'intensa attività intellettuale che intorno ad esso ha prodotto la dedizione di Fioravanti.

L'ingegnere ha fatto troppo perché tutto finisca con lui.. L’eredità lasciata da Fioravanti e pesante ma proprio per questo anche molto stimolante finora a raccoglierla si è presentato soprattutto il Centro Ricerche Scuole Sub Bolsena presieduto da Egidio Severi e sembra che le rose continuino a fiorire. 

Alessandro Fioravanti si è spento dolcemente, serenamente, forse grazie soprattutto a queste certezze che lo hanno accompagnato negli ultimi anni della sua lunga vita: di poter contare su qualcuno che raccogliesse il suo testimone e continuasse la corsa alla soluzione dell'ultimo mistero del lago di Bolsena.

Ninì Cafiero

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